SANTA MARIA DEI POVERI - Prima cappella a sinistra

 
 

Alla metà del seicento la Cappella apparteneva a un certo Filippo Zampieri confratello della Compagnia e conteneva delle statue e un quadro diversi da quelli che si vedono ora.

A seguito del restauro avvenuto appunto nella metà dell’800, come vi dicevo, è stata messa qui questa Pala del Guardassoni che raffigura Sant’Antonio da Padova e il Bambino Gesù.
Devo dirvi che è proprio in questa ultima cappella che si cela il mistero della Chiesa della Madonna dei Poveri, un mistero che in parte vi svelerò... Ma soltanto in parte.

La mia storia comincia da lontano... a Torino.
Dovete sapere che il Duca Carlo Emanuele Secondo era noto per la sua vita libertina e fra le tante vittime dei suoi bollenti ardori, la bella Caterina de Mesmes de Marolles non poté sfuggire alle sue attenzioni.
Ebbene, da questi incontri amorosi, dalla bellezza di Caterina e dal fascino di Carlo Emanuele, nacqui IO…. Uno scandalo, capirete! Carlo Emanuele non poteva permettersi certo ilfiglio della colpa, anche se quel figlio ero poi io, Carlo Francesco Agostino, con tutti i miei pregi e le mie virtù. Quindi, per evitare lo scandalo, il Duca fece sposare mia madre al Conte Carlo delle Lanze… E io divenni così Carlo Francesco Agostino delle Lanze Conte di Sale.
Il Duca Carlo Emanuele aveva per me ovviamente sempre un occhio di riguardo (se pur illegittimo, ero sempre il suo figlio) e mi nominò Primo Scudiere e poi comandante Generale delle sue guardie del Corpo. Il mio valore di combattente era ben noto, tant’è che si parla ancora di me quando si racconta la battaglia dei DRAGONI AZZURRI del 1706.

Ma con voi voglio essere sincero: non avevo solo virtù. Non posso nascondervi le mie debolezze: il lusso… il denaro… e ovviamente le avventure galanti, degne del mio vero padre. Ero decisamente spregiudicato, e fu così che nel 1725 mi furono confiscati tutti i beni e dovetti scappare a Bologna dove acquistai questa cappella per la somma di 130 lire. 130 lire: una cifra assai importante per quei tempi. L’acquistai perché volevo farmi seppellire qui – proprio qui, nella cappella di Sant’Antonio da Padova ...
E così fu: questa cappella è mia ed ora è diventata la mia dimora perpetua.

Mi direte: e dove sta il mistero?
Bravi.
E dov’è la mia tomba allora? Ne vedete forse una?
Non si sa per quale gioco del destino la tomba c’è, ma è nascosta… dove?
E dove la potevano mettere la tomba di un libertino impenitente come me?
L’hanno messa per terra, ovviamente, ma per paura che me ne andassi e combinassi qualche altro guaio, ci hanno appoggiato sopra un grande e pesantissimo confessionale di legno. Se guardate bene, vedete la mia lapide spuntare da lì sotto, dato che ne è rimasto scoperto un piccolo angolo. Ed è da lì che io esco ogni notte e vago in solitudine fra queste meraviglie. Loro pensavano che sarei potuto uscire solo per confessare i miei peccati, ma io gliel’ho fatta in barba!

Però questo è solo il primo dei misteri, quello più semplice. Ce ne è un altro, molto più misterioso, che però vorrei che lo risolveste da soli.

Io sono passato a miglior vita nel 1749 ma se spostate il confessionale e leggete la mia lapide vedrete che lì sta scritto che sono morto nel 1702. Dice proprio così, a numeri latini: M D C C I I ... 1702 e non 1749!
Ma come potevo essere morto 47 anni prima che morissi?

Vi lascio con questo mistero irrisolto… potrete tornare qui, un giorno o l’altro e cercare di dipanare la matassa.
Il vero mistero della Chiesa dei Poveri della Nosadella.

Comunque una cosa è sicura: io sono morto e ho avuto tutto il tempo per pentirmi dei miei peccati.

Seconda cappella di sinistra

 


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